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Editoriale

Le curiosità della nostra Testata Giornalistica

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Da una singolare pubblicazione, vista su Facebook nella pagina “Museo Delle Forze Armate 1914-1945”, che parla della ricostruzione del primo carro armato italiano della storia, l’abbiamo voluto riproporla anche attraverso la nostra testa giornalistica:

"Sotto la lente

Qualche anno fa il Museo si è reso protagonista (assieme agli amici dell'Associazione Nazionale Carristi d'Italia e Associazione Raggruppamento SPA) di una impresa straordinaria, forse unica al mondo: la ricostruzione piastra su piastra, bullone su bullone del primo carro armato italiano della storia, il Fiat 2000.

Fiat 2000 che fino a poco tempo fa era semisconosciuto a tanti, un vero e proprio gigante abbandonato anche dalla memoria dei più e che ora, pur ricostruito, racconta una storia particolare, tutta italiana e meccanica oltre che militare.

Vennero realizzati soltanto due esemplari e non c'è da sorprendersi troppo della loro scomparsa all'indomani del Secondo Conflitto Mondiale. L'operatività del 2000 del resto era già stata ampiamente ridimensionata negli anni Venti.

Il principio aveva portato a concentrare le forze su un nuovo carro, il Fiat 3000, minuscolo rispetto al 2000 e molto simile esteticamente al francese Renault Ft 17 (probabilmente la cosa più somigliante al primo vero carro moderno della storia) di cui di fatto rappresentava uno sviluppo.

Il Fiat 3000 modello 21, figlio del suo tempo, rappresentò il veicolo cardine della specialità carrista per tutti gli anni Venti e ancora fino alla prima metà degli anni Trenta e per quanto possa sembrare strano ammetterlo fu uno degli ultimi carri utilizzati dal Regio Esercito, in Sicilia nel 1943.

Sembra che a settembre 1943 ve ne fossero circa una dozzina catturati dai tedeschi. Non è nota la loro fine.

Oggi non sopravvive alcun esemplare del 3000, una pagina importante della storia militare italiana e della specialità carrista.

Per questo, come per il Fiat 2000, sempre con ANCI E Raggruppamento SPA, ci stiamo dando concretamente da fare per "riportarlo in vita" come visibile dalla foto che oggi condividiamo.

Seguiteci e sosteneteci in questa nuova straordinaria impresa”.



Questo è un editoriale pubblicato il 23-05-2024 alle 19:19 sul giornale del 24 maggio 2024 - 8 letture