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Editoriale

Le curiosità della nostra Testata Giornalistica

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Da una curiosa pubblicazione, vista su Facebook nella pagina, “MONTIGNOSO IN FOTO E STORIA” dove si parla dei fatidici anni “70/80”, l’abbiamo voluto riproporla anche attraverso la nostra testa giornalistica:

La mini 1966

*

DICONO che noi, adolescenti e i ragazzi degli anni 70 e 80, ricordiamo con piacere quegli anni e vorremmo che ritornassero, perchè allora eravamo ragazzi.

Ma DICONO questo perchè:

-non hanno vissuto quegli anni strepitosi nei quali il mondo andava ad un'altra velocità;

- non hanno provato l'ebrezza di uscire in motorino d'inverno, senza casco;

- non sanno (e non sapranno mai) cosa ha significato per noi il "muretto";

- non hanno mai dovuto mettere insieme all'amico la "miscela" con le poche monete che si avevano in tasca;

- non sanno cosa sia una compagnia di 15 o 20 ragazzi tutti insieme;

- non sanno che cosa significavano le vacanze estive ed il mare;

- non hanno mai fatto l'autostop;

- non sanno cosa significa "tutti per uno, uno per tutti";

- non sanno cosa significa vivere senza un telefono cellulare e dovere andare in una cabina telefonica per poter chiamare chiunque;

- non hanno mai preso le sberle in faccia o gli schiaffi nel sedere;

- non sono mai stati in piazza a giocare al pallone ad oltranza, fino a quando la partita non finiva perchè la mamma chiamava o perchè andava via chi aveva portato il pallone

E tanto altro.

DICONO MA NON SANNO: SE SAPESSERO NON DIREBBERO!

*Liano Baldi AL TEMPO

Aera bejo, al tempo, giocà da bimbin

Senza playstescion ne’ tilifunin

Bastaa ajora, retroasse li vicin

E giocà, a cavaja, o’ a rempiattin

Ginocchi e gomiti sempre sgrugnati

Magghjette e calzon sempre sbrigiati

La mà come sempre a’ssè ‘ncazzava

Col torchio le gambe a’mme frustava

A’ ejora de magnà…. mia a’tte fea uno squillo

Aooh, rovaio, ven su che è pronto. Era lo strillo

Moevete a vinì su’ perchè se’nnò aen botte

Un boccon, carosello…e buonanotte.

E come a’sse durmia ben stracchi de salti

Che spesso a’ffeene a chi li fà più alti

Pò lesti e pronti per la scola la matina

E a volte al pumiriggio la duttrina

Ma appena la suora al giraa e occhio

Reecchete un graffio sul ginocchio

A vini’ aggiù un bagno nel canalo

Ma asse stea ben un’nnera niente malo

( Pur se el culo i’sse pulia colla carta de giornalo )

*

Non esisteva la noia .

D’estate si tornava a casa solo per mangiare, oppure quando ti chiamavano a gran voce dalle finestre ...

Le scale con il cuore in gola perché si era sempre in ritardo, le ginocchia sbucciate tenute nascoste perché era vietatissimo farsi male.

Il profumo buono del piatto fumante a tavola, che mangiavi tropo velocemente senza fare storie, pure quando non ti piaceva granché; e poi ancora giochi e corse a perdifiato per le strade e nel vecchio cortile di casa. Con gli amici di sempre ma anche quelli dei palazzi accanto. Era facile conoscersi, sapere il nome, fare amicizia. Bastava stare insieme non occorreva altro. Il resto si inventava. “Se ti fai male ti do il resto” era il monito più frequente delle mamme ma c’erano pure un paio di classici indimenticabili come

“Vieni qui che non ti faccio niente” scandito a denti stretti e con piglio da generale tedesco.

Mi incanta di tenerezza questo ricordo”.





Questo è un editoriale pubblicato il 06-06-2024 alle 19:31 sul giornale del 07 giugno 2024 - 8 letture






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